Il terzo occhio della Fotografia

Suo padre avrebbe voluto che diventasse un ingegnere e non ha mai digerito fino in fondo la sua scelta di dedicarsi a una così frivola disciplina artistica,  poco seria e ancor meno remunerativa qual era ai suoi occhi la fotografia.  Al punto che quando qualcuno gli chiedeva: quanti figli hai? Lui, che ne aveva quattro, rispondeva: “Due! Gli altri due sono diventati fotografi!” Era infatti da un fratello maggiore che il giovane Raghu aveva contratto il virus letale che lo avrebbe trasformato di lì a poco in un vero e proprio guru della fotografia indiana e poi mondiale. Tutto era iniziato quando, un bel giorno, gli chiese di prestargli una delle sue fotocamere per andare a fare qualche foto. Al ritorno, sviluppati i rullini e realizzate le stampe, il suo sguardo era stato rapito da un soggetto alquanto bizzarro, ma non così insolito per il luogo: un piccolo asino, ritratto dopo un rocambolesco inseguimento, che segnò l’inizio della lunga carriera di quello che può essere considerato una vera e propria icona della fotografia di reportage dei nostri tempi. Quello scatto fu inviato infatti al Times di Londra che lo premiò come immagine della settimana, e diede il la ad una carriera cristallina, costellata di grandi immagini e altrettanto grandi riconoscimenti a tutti i livelli.

Raghu Rai, nome completo Raghunath Rai Chowdhry, è nato nel piccolo villaggio di Jhhang , in Pakistan, allora India britannica, il 18 dicembre 1942. Quando Henri Cartier Bresson, innamoratosi dei suoi lavori, lo invitò ufficialmente ad entrare a far parte della mitica agenzia Magnum Photos da lui fondata, il giovane fotografo indiano, invece di fare i salti di gioia e ringraziare il cielo in tutte le lingue del creato, fece attender per quattro anni una sua definitiva risposta. Fotografo di reportage ma anche grande ritrattista “di strada”, Raghu Rai mosse i suoi primi passi nel quotidiano “The Statesman”, per poi passare nel ‘76 al “Sunday”, un settimanale indiano pubblicato a Calcutta. Nel 1980 divenne fotografo e photoeditor di India Today e contemporaneamente cominciò a dedicarsi a lavori di approfondimento ad ampio raggio che abbracciano le più svariate tematiche, producendo più di 18 libri e pubblicando le sue incisive immagini su magazine e quotidiani di tutto il mondo, tra i quali Life, The New York Times, Newsweek, Time e molti altri. “Sento che per avere successo in qualsiasi professione, devi essere appassionato e desideroso di sperimentare. Se la fotografia è il tuo interesse, viaggiare ti aiuterà molto, dato che potresti sperimentare e imparare.” Questo è sempre stato il pensiero ricorrente ed il modus operandi del grande autore che contemporaneamente agli impegni redazionali, è riuscito a portare avanti grossi progetti documentari, come quello per Greenpeace, una approfondita indagine sul disastro chimico che a Bhopal, nel 1984, causò migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti.

All’interno di un unico scatto, come nell’insieme di un portfolio di immagini, il pioniere del fotogiornalismo in India ha avuto il merito di aver catturato tanto la brutalità quanto la bellezza del suo paese. Interrogato sul “presente” della fotografia moderna, il fotografo di Madre Teresa di Calcutta e del Dalai Lama, si scaglia contro l’estrema frammentazione delle immagini causata dalla eccessiva velocità con la quale le stesse vengono voracemente consumate da una generazione che non è più abituata a meditare e a riflettere sulla bellezza dell’esperienza racchiusa nell’atto del fotografare. Il mondo dei social network ha, a suo dire, azzerato la capacità dei suoi milioni di utenti di “comprendere” l’attimo congelato in uno scatto fotografico. Lo stesso attimo che Rai ha sempre condiviso col suo illustre scopritore, con il quale condivide, oltre alla ricerca dell’attimo decisivo, l’equipaggiamento spartano col quale si aggira per i luoghi del suo fotografare. Una fotocamera, un obiettivo zoom, e tanto, tantissimo rispetto. E consapevolezza. “Quando scattiamo una foto”, dice, “dobbiamo essere consapevoli di ogni centimetro di spazio con cui abbiamo a che fare.” A buon intenditor, poche parole…

© Mario Di Salvo 2019 – Tutti i diritti riservati