Il respiro della Storia

Mimmo Jodice nasce a Napoli, nel popolare Rione Sanità, il 24 marzo 1934. Giovane appassionato di arte, frequenta i corsi di pittura e di scultura nella locale Accademia di Belle Arti. Alla soglia dei  trent’anni decide di indirizzare tutti i suoi sforzi verso la fotografia, concentrandosi  immediatamente sulla ricerca di nuovi linguaggi visivi, sulla sperimentazione e sul superamento delle tradizionali tecniche fotografiche. Affascinato dalla possibilità di alterare la realtà, trasformandola in una nuova dimensione onirica, viene ben presto a contatto con i lavori del fotografo inglese Bill Brandt che lo impressionano fortemente. Opera con i più grandi artisti del tempo, e nel  1970 inizia ad insegnare all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Contemporaneamente inizia una duratura collaborazione con il gallerista napoletano Lucio Amelio, personaggio di primo piano nel mercato dell’arte contemporanea.

Col passare degli anni il suo sguardo comincia a posarsi sui problemi concreti della realtà cittadina, sui temi sociali, sull’emarginazione, sulle dipendenze, e ancora sui bambini e  sulla ritualità religiosa. Di questo periodo sono libri come Il Ventre del Colera, Chi è devoto: feste popolari in Campania, Mezzogiorno. Tra i pochi ad aver esposto le sue immagini al Louvre di Parigi, Jodice combina l’interesse per la collettività all’analisi del territorio urbano e del paesaggio, abbattendo i luoghi comuni e concentrandosi su “un’immagine pulita, rigorosa ed essenziale”. Un punto di svolta può forse essere considerata la pubblicazione del suo libro Vedute di Napoli, nel 1980, nel quale il capoluogo campano è presentato in maniera del tutto nuova, intrigante ed indefinita. Nel libro trova compimento e piena applicazione la sua visione metafisica dello spazio e delle cose in esso contenute. “L’ambiguità”, dice “il mistero delle cose, è per me l’essenza della vita”.

Solo qualche anno più tardi, Jodice inizia una lunga ed appassionata indagine sul mito del Mediterraneo, lavoro imponente che sfocia in un libro e una mostra negli USA. Il percorso immaginario nel mondo della classicità, una sorta di viaggio nel tempo, lo porta ad attraversare epoche storiche e mondi leggendari , lasciando come eredità un corpus di un centinaio di immagini che ritraggono città del passato, antiche rovine, personaggi mitologici e divinità d’ogni genere.

La sua personalissima idea di immagine, di riproduzione, la sua “ipotesi” di rappresentazione, segna in questo splendido lavoro, il punto d’arrivo di un grande autore che porta a sublimazione le sue considerazioni sul tema della Memoria, del Tempo e della Storia.  Nella profondità accattivante del suo bianco e nero riscopriamo un paesaggio che è innanzitutto interiore, intimo, silenzioso, raccolto. Un racconto che ci trasporta in una dimensione sospesa nel tempo e nello spazio: la dimensione di un grande artista, che alla bella età di 85 anni, non smette di incantarci con la sua poetica e con le sue opere, colme di silenzi e di attese, di solitudini e smarrimenti “dove le assenze contano più delle presenze, i vuoti più dei pieni”. Dove nulla è tangibile al pari della bravura di questo grande maestro, di cui tutti siamo debitori e al quale, chiunque lavori con lo sguardo, deve gratitudine e riconoscenza.

©Mario Di Salvo 2019 – Tutti i diritti riservati